La storia

Il nucleo originario della biblioteca dell’Accademia di Medicina risale all’epoca della Restaurazione, quando un gruppo di medici torinesi decise di riunirsi per discutere sulle principali tematiche della disciplina. Tuttavia, le incertezze iniziali di questo sodalizio si manifestarono anche nelle difficoltà di organizzare il materiale bibliografico. Se nel 1819 l’autorità sembrò favorevole all’istituzione di un’associazione tra medici, le vicende politiche bloccarono sul nascere l’iniziativa. Per un lungo periodo, i soci fondatori si riunirono nella casa privata del Professor Gallo, in via Accademia della Scienze, il quale mise a disposizione anche un locale per la raccolta dei libri.

Il riconoscimento ufficiale della Privata Società Medico-Chirurgica, con la conseguente nascita del Giornale delle Scienze Mediche, avvenne nel 1832. Nello stesso periodo, la biblioteca fu implementata e aumentò anche il numero dei soci.

Nel 1842, con la sistemazione dei libri in due locali messi a disposizione dallo Stato, al pianterreno di via Po 18, la biblioteca ottenne una sede pubblica.

Quando la capitale fu trasferita a Firenze, nel 1865, i testi vennero spostati nell’ala sud di Palazzo Madama, dove si trovava la biblioteca del Senato. In quegli anni, grazie a donazioni di privati e di editori, si raggiunse il numero di 90.000 volumi conservati.

La sede ritornò definitivamente in via Po 18, al primo piano, nel 1891. Con l’acquisizione di fondi preziosi, come quello di Jakob Moleschott, i volumi custoditi divennero 100.000, consultabili dal pubblico medico e dagli studenti della facoltà di Medicina. Inoltre, in virtù dell’attività di consulenza svolta dall’Accademia per lo Stato sabaudo prima e per il Regno d’Italia poi, una sezione venne dedicata alla legislazione sanitaria e alle pubblicazioni di sanità pubblica.

Durante il bombardamento di Torino del luglio 1943, alcuni spezzoni incendiari colpirono i locali della biblioteca, che andò completamente a fuoco. Furono recuperati circa un migliaio di testi.